Emiliano Pellisari, 42 anni,
non è un coreografo
e basta: forse sarebbe
più corretto definirlo
un architetto del corpo umano.

Vittoria Ottolenghi

p.1/5

  • Angeli e diavoli che
    si affrontano nello spazio
    in duelli spettacolari.
    Luci acrobatiche, attori volanti, schiere
    di anime che cadono
    al suolo come foglie
    in autunno… potrebbe
    essere la descrizione di
    un quadro dipinto da Escher
    o Bosh, ma in realtà
    stiamo parlando
    del nuovo spettacolo
    di Emiliano Pellisari
    INFERNO
     
    La Repubblica

  •  

     Corpi che
    sfidano la gravità,
    giochi impossibili
    per l’occhio e dunque
    anche per la mente.
    Una sfida alla curiosità
    dello spettatore,
    ma anche una straordinaria
    gratificazione per la vista,
    in un intreccio di coreografie
    e scenografie.
     
    Il Giornale

  •  
     
     
     

    L’esercizio circense
    si coniuga con la danza,
    la passione si trasforma
    in scultura corporea
    e la musica struggente
    diventa una poliedrica
    forma di vita
    piena di sorprese
     
    Il Messaggero
     
     

  •  
     

     Danza, acrobatica,
    mimica, musica,
    disegno luci
    ed effetti speciali
    si fondono per offrire
    immagini che
    mirano a sorprendere
    e coinvolgere
    gli spettatori,
    accompagnandoli
    in un viaggio agli Inferi
     
    La Stampa
     

  •  

    Un nome vero e
    proprio non ce l’ha,
    ma è l’unica al mondo
    e coperta da brevetto
    la tecnica di danza
    aerea creata da
    Emiliano Pellisari
     
    La Repubblica

  •  Danza nell’Inferno di Dante.
    E come dice il direttore artistico
    della Filarmonica Romana:
    ”Pellisari ha ideato un percorso sciamanico
    con il carattere della saga che siamo abituati
    a vedere nei film hollywoodiani,
    un viaggio iniziatico come quelli
    di Orfeo ed Enea,
    se gli sopravvivi non sei più quello di prima”
     
    Corriere della Sera

  •  
    Se Dante e Virgilio
    si arrampicano
    su scale e dirupi
    di corpi umani,
    se Ulisse è un
    danzatore che sfida
    la gravità dentro una
    vela di tulle e Paolo e
    Francesca si amano
    sospesi nel vuoto,
    siete all’Inferno
    ma secondo
    Emiliano Pellisari!
     
    La Repubblica

  •  

    I sei ballerini sul palco
    non si limitano a danzare: volano!
    Com’è possibile?
    Così nasce Inferno,
    dove i dannati di Dante
    si trasformano
    in ballerini
    che fluttuano
    nell’aria.
     
    Il Venerdì

  •  
    L’Inferno di Dante tra
    acrobati, mimi e macchine teatrali.
    Un viaggio nel mondo
    degli inferi con sei danzatori acrobati
    che sfidano le leggi
    della fisica, trasformando
    lo spazio teatrale
    in una dimensione onirica.
     
    La Repubblica

COSA DICONO DI NOI

  •  
     
     
     
     
     
     
    Emiliano Pellisari, 42 anni,
    non è un coreografo
    e basta: forse sarebbe
    più corretto definirlo
    un architetto del corpo umano.
     
    Vittoria Ottolenghi
     
     
     
     
     
     
     
    p.1/5

  • Alla prima occasione attraversai l’Italia e vidi “Inferno”
    tutto intero al Teatro Comunale di Monfalcone.
    Il pubblico assisteva sbalordito ed entusiasta.
    Emiliano era tranquillo. La sua artigianalità
    spaziava dalle complicate scelte artistiche alla comunicazione,
    al budget, ai conti, al service dell’audio e delle luci.
    Difficile incontrare una persona che,
    guidando personalmente il camion con le scene
    e condividendo la vita dei suoi ballerini,
    fosse allo stesso tempo un creatore di straordinario talento visionario
    al punto di riuscire a ricreare, senza ricorrere al linguaggio,
    la poesia dell’opera dantesca.
    Nacque una grande intesa ed un grande progetto:
    La Trilogia sulla Divina Commedia.
    Dopo “Inferno” seguirono “Cantica II” e “Paradiso”.
    Sono felice di aver contribuito, anche se in piccolissima parte,
    a lanciare un artista sui generis e un’opera di grande fantasia.
     
    Lucia Bocca Montefoschi
    Direttore del Teatro Olimpico di Roma
     
    p. 2/5

  •  
     
     
    Certe opere letterarie
    sono come torri altissime che sembra impossibile scalare.
    Tentare la scalata impossibile della descrizione della Divina Commedia
    non è solo un errore strategico-estetico, è un errore logico.
    Con un solo versetto Dante è capace d’inventare un mondo intero
    che nemmeno un lungometraggio è in grado di rappresentare esaustivamente.
    Serve dunque un’operazione che salti a pie’ pari il dilemma estetico
    (ovvero come poter descrivere la Divina Commedia).
    Emiliano Pellisari effettua uno scarto logico-estetico
    creando un mondo immaginifico, dove le leggi della fisica
    sono annullate, come in un grande, incredibile,
    quadro pittorico vivente.
     
    Alessandro Masi
    Direttore della Società Dante Alighieri di Roma
     
     
     
    p. 3/5

  •  
    Le donne e gli uomini, terrestri e divini,
    mortali e immortali,
    che Dante racconta nella Divina Commedia non sono corpi.
    Ma intelligenze, memorie, visioni, desideri, idee: anime.
    E le anime non pesano.
    Questa intuizione fisica e poetica è il punto di appoggio
    dal quale prende, letteralmente, il volo l’allestimento di Emiliano Pellisari.
    […] Dall’ Inferno verso il Paradiso il viaggio si smaterializza sempre più:
    i riferimenti, mai realistici, eppure all’inizio riconoscibili
    agli episodi e ai diversi protagonisti del Poema,
    diventano via via meno evidenti.
    E nello stesso tempo, sempre più a fuoco è il cuore visivo dello spettacolo,
    nella comprensione e restituzione del progressivo smarrimento di sé dell’uomo Dante,
    nel prevalere di uno stupefatto sentire spirituale,
    di una sospesa e candida leggerezza.
     
    Sandro Cappelletto
    Direttore Accademia Filarmonica Romana
     
     
    p. 4/5

  • Sur scène, six danseuses et
    danseurs bougent, volent dans les airs et créent des figures
    irréelles ! Inspiré par les fééries
    du théâtre baroque et puisant dans les
    possibilités technologiques actuelles, Emiliano Pellisari,
    auteur de ce spectacle total, est l’inventeur d’un art
    chorégraphique singulier, au croisement de la magie, de
    l’illusionnisme et du cirque.
    Ses danseuses et ses danseurs, comme libérés de la
    gravitation, flottent dans les airs
    au rythme des musiques allant du rock au
    classique. Inspiré par le plus célèbre des chants de Dante,
    convoquant Magritte et Escher dans son univers surréaliste,
    Pellisari nous emmène dans un
    rêve éveillé, stupéfiant de beauté.
      
    Anne-Catherine Sutermeister
    Direttrice Ricerca e Sviluppo all’Alta Scuola
    di Teatro La Manufacture Lausanne
     
     
    p. 5/5

 
Il barocco italiano è un periodo
fecondo e famoso nel mondo che può offrire
immagini straordinarie che le tecniche della
compagnia emiliano pellisari studio sono in grado di esaltare.
L’italia all’epoca produceva spettacoli in tutte le corti europee:
si chiamava “il teatro delle meraviglie”.
 
Si tratta di uno spettacolo cross-over
dove i generi si uniscono senza soluzione di continuità,
dove la danza, la musica e il canto vivono insieme.
Sono abolite le separazioni e le distanze tra danzatori,
cantanti e musicisti. Non c’è fossa dell’orchestra
ed i danzatori non fanno solo da cornice.
 
I musicisti vivono dentro lo spettacolo,
insieme ai danzatori ed ai cantanti,
producendo così tutti insieme
una sola grande potente immagine
fatta di eleganza dei costumi,
fantasia delle coreografie,
poesia della musica e bellezza del canto.
 
 
 

Emiliano Pellisari, 42 anni,
non è un coreografo e basta:
Forse sarebbe più corretto definirlo.
un architetto del corpo umano.
 
Vittoria Ottolenghi

 

00 00 Dall'inferno al paradiso the best2
00 00 Dall'inferno al paradiso the best

Le donne e gli uomini, terrestri e divini, mortali e immortali,
che Dante racconta nella Divina Commedia non sono corpi.
Ma intelligenze, memorie, visioni, desideri, idee: anime.
E le anime non pesano.
Questa intuizione fisica e poetica è il punto di appoggio dal quale
prende, letteralmente, il volo l’allestimento di Emiliano Pellisari.
Grazie al recupero di tecniche sceniche e illusionistiche
care anche al teatro barocco,
i suoi danzatori, acrobati e attori rendono, cantica dopo cantica,
del tutto credibile questa ri-creazione del percorso dantesco.

Dall’ Inferno verso il Paradiso il viaggio si smaterializza sempre più:
i riferimenti, mai realistici, eppure all’inizio riconoscibili agli episodi e ai
diversi protagonisti del Poema, diventano via via meno evidenti.
E nello stesso tempo, sempre più a fuoco è il cuore visivo dello spettacolo,
nella comprensione e restituzione del progressivo smarrimento di sé
dell’uomo Dante, nel prevalere di uno stupefatto sentire spirituale,
di una sospesa e candida leggerezza.

 

 

Pellisari ha ideato
un percorso sciamanico
con il carattere della saga
che siamo abituati a vedere nei film hollywoodiani
un viaggio iniziatico
come quelli di Orfeo ed Enea,
se gli sopravvivi
non sei più quello di prima”.
 
La Repubblica

 

 

 
Danzatori sfidano la gravità ed immagini straordinarie
appaiono dal buio in una carrellata senza sosta di effetti.
 
Un mondo dove il reale e il virtuale
si mischiano in un caleidoscopio di immagini
sorprendenti tratte dai più famosi canti danteschi.
Un inferno paradossale come Escher,
assurdo come Magritte, crudelmente caravaggesco.
Uno spettacolo dove il disegno della luce,
la musica e gli effetti speciali si coniugano con la danza,
l’atletica circense e la mimica.
La musica etnica e world ricrea atmosfere ultramondane
dove l’energia e il ritmo incalzante
si intervallano con la calma
e la meditazione dei momenti poetici.
 
L’inferno è uno spazio teatrale in cui si annulla la fisica
della realtà e tutto si mostra come in un sogno ad occhi aperti.
 
 
 
 
L’Inferno di Dante
tra acrobati, mimi e macchine teatrali.
Un viaggio nel mondo degli inferi
con sei danzatori acrobati
che sfidano le leggi della fisica,
trasformando lo spazio teatrale
in una dimensione onirica.
 
 
La Repubblica
 
 
 

In Cantica il medioevo fantastico di Dante è rappresentato
attraverso immagini allegoriche di grande suggestione.
 
Corpi nudi s’intravedono tra le maglie di grandi tessuti semitrasparenti,
una grande gonna bianca e leggerissima
si libra nell’aria magicamente,
palloni bianchi volanti creano l’architettura
di uno spazio ultramondano:
quello del Purgatorio
è il mondo ‘arredato’ dall’homo-faber.
 
I danzatori agiscono nello spazio
per mezzo di attrezzi di scena:
le scale di Escher appaiono dal soffitto
coi danzatori che camminano rovesciati a testa in giù.
 
I danzatori agiscono in un mondo sofisticato ed elegante,
in atmosfere barocche immaginifiche.
 
Fanno da sfondo i grandi classici della musica:
da Bach a Mozart, da Vivaldi a Satie,
con piccole incursioni nel contemporaneo
con autori come Xenakis.
 

Uno scarto logico-estetico
creando un mondo immaginifico,
dove le leggi della fisica
sono annullate,
come in un grande,
quadro pittorico vivente.
 
Alessandro Masi, Società Dante Alighieri

 

 

Il complesso universo filosofico e teologico del Paradiso di Dante
– in uno spettacolo che si affida esclusivamente al linguaggio del corpo –
si rende attraverso la chiave dell’arte contemporanea:
Klimt, Kandinskij, Dalì, Mondrian.
 
La complessità teorica dell’universo dantesco
si scioglie in quadri viventi ispirati alla pittura contemporanea.
 
Dietro ogni scena si nasconde un concetto, un’idea che
lo spettatore potrà cogliere attraverso la simbologia o la semplice intuizione estetica.
 
L’astrazione figurativa si unisce all’astrazione musicale
coniugando la maestosità dei canti gregoriani
con i grandi classici della musica contemporanea:
da Stockhausen a Reich.
 
Tredici quadri,
tredici idee originali
che sapranno ancora una volta stupire lo spettatore
e portarlo con la mente
ai confini della pura astrazione.

Le donne e gli uomini,
terrestri e divini,
mortali e immortali,
che Dante racconta
nella Divina Commedia
non sono corpi.
Ma intelligenze, memorie,
visioni, desideri, idee: anime.
E le anime non pesano.
 
Sandro Cappelletto, Filarmonica Romana

 

Sullo spettacolo Comix aleggia
la luce alta dell’illusionismo,
della musica,
che con la tecnica del movimento
associato alla scultura corporea
della danza atletica,
si fonde in una rappresentazione
surreale, un circo, una favola.
 
teatro.org

 

Back to top