PARADISO_1
  • Con Paradiso si conclude il progetto artistico
    ispirato alla Divina Commedia di Dante.
    La terza cantica del poema è certamente la più complessa:
    la teologia – persino negli aspetti più sottili
    che avevano caratterizzato le dispute nelle università medievali –
    è la protagonista assoluta dell’opera.
Una croce appare nel buio,
    formata dai bagliori rosseggianti dei corpi delle anime;
    essa è imponente e il suo impatto emozionante, conturbante…
    simboleggia la fede cristiana e la teologia
    che si impone nel mondo con la forza della Ragione.
    Nello spettacolo, la complessità teorica dell’universo dantesco
    descritto nella terza cantica si scioglie in un mondo colorato e astratto.
    I pianeti – che nella cosmologia del Poeta
    sono elementi strutturanti del Paradiso,
    in quanto i cieli in cui sono collocati
    rappresentano i luoghi dell’ascesa verso l’Empireo –
    sono rappresentati attraverso sfere in cui si
    intravedono solo le teste sospese dei danzatori,
    a simboleggiare le intelligenze motrici della cosmologia dantesca,
    come in una magia surrealista;
     
     
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  • la resurrezione cristiana
    viene rappresentata attraverso il celebre Angelo di Dalì
    che si materializza sul palcoscenico e misteriosamente dai cassetti
    – che ne costituiscono il corpo –
    si levano i corpi che si ricongiungeranno alle anime;
    una stanza magica fatta di sedie e corpi nudi
    come in un quadro di Magritte si crea davanti ai nostri occhi,
    acquistando via via un ordine
    che simboleggia l’ordine divino che regge tutte le cose.
    La teologia dantesca detta le leggi della fisica naturale e
    il destino degli uomini e nello spettacolo
    si traduce nell’esemplificazione dell’ostensione pittorica.
    In un enorme quadro di Mondrian
    i quadrati colorati diventano tessere di un puzzle
    in continua trasformazione come nel gioco di Tetris:
    l’inconcepibiltà e l’astrazione del paradiso
    rimanda alla perfezione della geometria;
    una grande tela bianca si taglia in tre facendo il verso a Fontana
    per poi portarsi all’estremo del pensiero dell’artista e
    trasformarsi in quattro vere e proprie sculture giganti:
    sono gli elementi costituivi dell’architettura del mondo
    descritto dal Poeta
     
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  • e in cui sempre di più i contorni si sfumano,
    i personaggi si dissolvono in essenze diafane,
    luci impalpabili e bagliori accecanti.
    Del biancore che avvolge il Paradiso,
    lo spettacolo ha scelto di rimandare gli elementi costitutivi:
    ovvero i colori primari che nell’unione restituiscono la luce.
    Corpi angelici si librano nell’aria per mezzo di palloni trasparenti,
    che ruotano incessantemente attorno ad una sola sfera,
    simbolo della perfezione.
    Le sfere sono atomi, molecole, catene del Dna,
    oppure sono le sfere celesti,
    le auree dei Santi: microcosmo e macrocosmo si identificano;
    la magia, scienza naturale dell’epoca
    e la scienza contemporanea
    – di cui l’immaginario collettivo è pregno – si confondono.
    Nel finale Dante rincontrerà Beatrice,
    la figura femminile assoluta,
    attorniata da un coro angelico formato da danzatori volanti:
    lei gigantesca, altissima
    e Dante minuscolo, semplice uomo,
    un omaggio in forma contemporanea
    al gigantismo e bidimensionalità della pittura medievale.
     
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Nel cielo di Marte
il V° della tradizione cosmologica aristotelico-tolemaica
che fa da sfondo alla ricostruzione di Dante
una croce appare nel buio,
formata dai bagliori rosseggianti delle anime
di quanti morirono in difesa della fede;
essa è imponente
e il suo impatto emozionante, conturbante…
simboleggia la fede cristiana e la teologia
che si impone nel mondo
con la forza della Ragione.

NOTE DI REGIA

INCIPIT
 
Nel cielo di Marte
il V° della tradizione cosmologica aristotelico-tolemaica
che fa da sfondo alla ricostruzione di Dante
una croce appare nel buio,
formata dai bagliori rosseggianti delle anime
di quanti morirono in difesa della fede;
essa è imponente
e il suo impatto emozionante, conturbante…
simboleggia la fede cristiana e la teologia
che si impone nel mondo
con la forza della Ragione.
 
Scena I

SFERE
 
L’architettura che fa da sfondo al Paradiso dantesco
è costruita sul modello delle sfere celesti
della tradizione astronomica classica;
nell’accogliere questo modello,
la filosofia cristiana aveva attribuito il movimento di queste sfere
alle intelligenze angeliche.
Nell’universo medievale
esistono intelligenze generatrici, che danno vita alla natura,
quelle esemplari, che servono da modello alle creazioni dei viventi,
e così via, suggerendo un mondo
percorso ad ogni livello dalla loro presenza
che unisce il macrocosmo al microcosmo.
Il moto dei pianeti agisce sulla materia,
ovvero quel mondo che oggi è rappresentato dagli atomi e dalle molecole.
 
Scena II

ROSA MISTICA

Il Paradiso è organizzato secondo una gerarchia precisa.
Tutte le anime dei beati risiedono infatti nell’Empireo,
e precisamente nel catino della Rosa Mistica,
dal quale contemplano direttamente Dio;
l’ordine con cui essi sono disposti sugli scanni
rispecchia una gerarchia interna
e genera una enorme, unica architettura
che Dante descrive come una grande rosa.
Nello spettacolo, si è voluto rappresentare questa struttura
attraverso un uso non convenzionale
delle celebri poltrone Palton, oggetti di design che,
utilizzati indipendentemente dalla loro funzione,
diventano dame volanti,
cherubini dalle molteplici ali,
strutture architettoniche in cui trovano spazio
i beati che popolano il Paradiso.

Scena III

DALÌ
 
Nel pensiero cristiano
la Resurrezione è un evento concreto e reale,
dall’importanza centrale.
Si è rappresentato questo evento attraverso le suggestioni
ispirate dagli angeli di Dalì.
Nello spettacolo, infatti, le anime risorte
si levano da cassetti che fuoriescono dal busto di creature angeliche,
cui è affidato il ruolo di mediazione tra la sfera umana e il divino.
Le anime dei beati nel Paradiso sono cieche,
perché solo dopo la resurrezione
esse potranno rivedere i loro cari
e si compirà così in modo perfetto la loro felicità.
 
Scena IV

CHRISTO
 
Da suggestioni della Land Art
e del suo esponente principale, Christo,
nasce questo quadro, in cui si rappresentano,
con un grande tessuto plastico semitrasparente
che nasconde i corpi nudi dei danzatori,
le anime del Paradiso
e in particolare quelle che popolano i cieli
della Luna (I° cielo)
e di Mercurio (II° cielo)
 
Scena V

ROSONE
 
Nel IV° cielo, quello del Sole,
appaiono 3 cerchi che si intersecano fra loro:
sono composti dalle anime
delle grandi figure filosofiche e religiose dell’epoca.
Questo quadro allude in un primo momento alle dispute accademiche
sorte sulla scia dell’insegnamento dei due grandi filosofi
San Bonaventura e San Tommaso,
che tuttavia in uno spirito di finale pacificazione nel poema dantesco
tessono le lodi dei fondatori dei reciproci ordini:
San Francesco e San Domenico.
Al centro della scena
un grande cerchio di acciaio
che riporta alla figura iniziale e che ricorda
l’elemento architettonico paradigmatico medievale:
il rosone delle cattedrali romaniche.
 
Scena VI

ALFABETO
 
Nel XVIII canto, nel VI° cielo (quello di Giove),
una frase appare in cielo composta dai corpi luminosi dei beati:
”Amate la giustizia, voi che giudicate il mondo”.
Le lettere si trasformano poi in una sola Emme
(per ‘monarchia’),
quindi in un’aquila (segno del potere imperiale).
I danzatori riproducono la scena dal vivo
componendo coi corpi
le lettere che compongono la frase.
 
Scena VII

KANDINSKJ
 
Nell’universo descritto da Dante,
ogni cosa è illuminata da Dio.
Una trama di raggi luminosi avvolge il mondo.
La luce fisica proviene dalle stelle e ogni cosa nasce
seguendo l’inclinazione dettata dagli astri.
L’uomo può tuttavia decidere di seguire o meno questa inclinazione,
seguendo il bene o il male.
I tessuti colorati che dominano questa scena
rappresentano i raggi di luce divini
che avvolgono il mondo,
che appaiono e scompaiono magicamente,
che intrappolano o sostengono i danzatori e,
alla fine, creano una maglia della realtà nella quale l’uomo vive.
La scena è fatta di forme e colori come in un quadro di Kandinskij
 
Scena VIII

FONTANA
 
Come descrivere lo spazio-tempo come esperienza?
Dante parla di luce uniforme infinita, di silenzio eterno.
Nella terza cantica
il Poeta si muove in una dimensione che non è più terrena,
superando il limite di spazio e tempo;
racconta del 5° elemento, l’etere, di cui sono formati i cieli:
una sorta di manto che avvolge l’universo.
Si è scelto di rappresentare questa esperienza-limite
attraverso una suggestione tratta dall’arte astratta contemporanea:
una grande tela bianca tagliata da tre lunghe fessure,
dei corpi che agiscono dall’interno, creano forme, le distruggono, scompaiono.
I danzatori escono allo scoperto
e ‘lavorano’ il tessuto modificandolo tridimensionalmente,
secondo il teorema spazialista.
Un quadro di Fontana nasce e vive di fronte al pubblico,
tutto è giocato sulle ombre
con cui la luce radente sottolinea le soluzioni di continuità.
 
Scena IX

MONDRIAN
 
Il dogma trinitario
è forse uno dei più paradossali che l’uomo abbia mai prodotto.
Per risolverlo Dante usa una metafora semplice ed efficace:
3 cerchi colorati che si uniscono e che si separano come nell’arcobaleno.
L’uno e il molteplice (ovvero l’idea di tre ‘persone’ in una),
il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo
sono concetti puri,
come lo sono i colori primari da cui nascono tutti i colori.
Si è dunque usato il modello di Mondrian
per creare un gioco di colori e forme.
Un quadro vuoto
che non significa niente tranne se stesso.
Il piacere del colore e delle forme,
senza significato, puramente astratto.
 
Scena X

MAGRITTE
 
Nel primo canto del Paradiso si descrive con memorabili parole
l’ordine cosmico creato da Dio
come un meccanismo perfetto
dove ogni cosa ha un preciso ruolo e destino.
Ogni essere, vivente o inanimato, è un tassello ordinato.
Se Dio solo per un istante smettesse di contemplare il creato,
il mondo si dissolverebbe.
In questa scena, una stanza che ricorda gli ambienti surrealisti di Magritte,
è animata da sedie e uomini che si muovono in modo analogo.
I corpi cadono dall’aria e si incastrano tra loro come in un videogioco di Tetris.
Un insieme finito e ordinato
in cui agiscono elementi omogenei:
una stanza fatta di corpi e sedie.
Un gioco sul corpo umano
secondo un classico dell’arte contemporanea.
 
Scena XI

KLIMT
 
Quando il tempo storico si confronta con l’eternità
l’uomo è sovrastato come se un grande mare di tessuto luminoso
lo accecasse facendogli prendere coscienza dell’insondabilità divina.
Solo l’amore che l’influsso di Venere (III° cielo) ci offre
(e di cui la forza erotica non rappresenta un limite,
ma al contrario viene esaltata da Dante)
può portare ad una conoscenza extrarazionale
che trascende i limiti umani e la ragione.
Se un artista ha saputo offrire una rappresentazione dell’amore
nella sua forza mistica ed erotica insieme,
questo è Klimt, di cui si offre in questo quadro una rappresentazione vivente,
con i corpi nudi dei danzatori immersi nel tessuto d’oro e d’argento.
 
Scena XII

ORIGAMI
 
Da un semplice foglio di carta bianca
nascono straordinarie figure tratte dal mondo vegetale e minerale:
una tecnica che è diventata uno stile
e che qui viene utilizzata sui corpi dei danzatori
che, nascosti dentro tessuti,
costruiscono figure simboliche
le cui suggestioni ricordano i fiori bianchi
con cui Dante simboleggia gli angeli e i beati,
insieme a Maria, nell’Empireo:
i gigli e la rosa mistica.
 
Scena XIII

DANTE&BEATRICE
 
La figura femminile nella Divina Commedia
è esaltata fino ad assumere con Beatrice un alto valore simbolico,
anche in virtù del ruolo di mediazione tra Dante e Dio
che le viene riconosciuto nel Paradiso.
Beatrice è donna nella sua realtà storica
e nello stesso tempo è figura celeste che aiuta il Poeta nell’ascesi.
In questa dialettica tra umano e divino, tra donna e Santa,
si svolge la storia che si racconta in questa scena:
l’incontro tra Dante e Beatrice ancora bambina,
una donna-bambola
idealizzata secondo gli stilemi classici
(la coreografia è ispirata alle dinamiche della fascinazione
secondo gli schemi medico-filosofici e poetici del tempo);
la morte di Beatrice, l’assunzione in Cielo
e la sua apparizione divinizzata nel finale dell’opera,
attorniata da cherubini, secondo la tradizione pittorica medievale,
segnata dalla bidimensionalità e la sproporzione (gigantismo) dei personaggi.
 
Scena XIV

 

CREDITI

  •  
    COREOGRAFIE E SCENE
    EMILIANO PELLISARI E MARIANA PORCEDDU
     
     
     
     

  •  
     
    DISEGNO LUCI
    RICCARDO GARGIULO, EMILIANO PELLISARI
     
     
     

  •  
     
    MUSICHE
    RIELABORAZIONE/MIX: RICCARDO MAGNI ED EMILIANO PELLISARI
     
     
     

  •  
     
    COSTUMI E TESSUTI
    EMILIANO PELLISARI, CATERINA DI FLORIO, NORA BUJDOSO
     
     
     

  •  
     
    ATTREZZI E OGGETTI DI SCENA
    EMILIANO PELLISARI, FLAVIO MONTI, NORA BUJDOSO
     
     
     

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